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L’intelligenza artificiale "nasce imparata" e ci sostituisce
Mestieri che scompaiono per noi, riappaiono con l'IA
By Tacito Bivio access_time 9 min read

di Penna di Pavone

A inizio anno si cominciavano a diffondere le prime notizie sull’arrivo massiccio dell’intelligenza artificiale nelle nostre vite. Già si sapeva, che l’IA avrebbe ereditato mestieri faticosi da fare, per l’uomo.

Quello che ancora non era entrato nelle coscienze è il dato di fatto che l’intelligenza artificiale vada sostituendo tutti i mestieri in modo progressivo. Pochi esclusi. Quindi anche i professionisti sono sui carboni ardenti, visto che medici, architetti, commercialisti, avvocati, giornalisti, giudici ecc. dovranno reinventarsi. Se non proprio tutti, quasi (si dice che l’IA non potrà sostituire quei mestieri creativi).

Pare infatti che l’incrociare dati restituisca statistica strategica. Un puro calcolo matematico sulle probabilità che gli eventi già conosciuti e catalogati nell’ambito del comportamento umano si avverino ancora, ci permette di ragionare su strategie e prevenzione. E’ facile fare previsioni secondo il numero di volte in cui un dato evento si è già presentato, con una certa frequenza nel tempo. In questo, l’IA è più veloce di noi umani. E ha tanta memoria in magazzino.

Cosa resta a noi umani, da fare?

Intanto dobbiamo imparare a dipendere da calcoli incrociati, estrapolati dal grande deposito nei bigdata.

Ma se l’IA è più brava di noi, perché dobbiamo interagire?

Qui siamo davanti a un bivio.

Da una parte, dobbiamo imparare ad accettare di aver perso un mestiere e di aver acquisito un assistente che lo farà per noi. Quindi dobbiamo familiarizzare con l’AI per servircene o indirizzarla. Lui assiste noi, noi assistiamo lui e noi. E’ lo stesso concetto della formazione continua. Vale anche per lei. Del resto, prenderà decisioni al posto nostro.

Da noi impara i nostri confini, entro i quali sono contenute le nostre possibili richieste di assistenza. Sbaglia a interpretare, perchè non interpreta. Potrebbe sbagliare laddove le nostre richieste non fossero normali, cioè fossero un’anomalia rispetto alla maggioranza delle richieste memorizzate.

Sbaglia, ma sempre meno: l’interazione macchina – persone è il mezzo per campionare e memorizzare bisogni anche specifici, più rari. Anche noi sbagliamo meno. Impariamo a eliminare troppe spiegazioni inutili, a girarci intorno. C’è in gioco la fiducia. E leggete sotto, che fiducia!

Un esempio di interazione con ChatGPT che non porta a nulla.

  • Buongiorno, non avendo tempo chiedo info direttamente sul vostro sito perché sono indecisa su un acquisto di ventole, visto che nell’ultimo ordine mancava una vite. Mi assicurate che l’errore non si ripeterà?
  • Inserisci i dati che ti identificano per parlare con un nostro assistente. Nome, cognome, città, email…
  • (inserisco i dati e li mando)
  • Conferma l’iscrizione rispondendo alla email ricevuta all’indirizzo di posta che ci hai indicato. Devi accettare Policy e Termini di Servizio. Puoi disattivare la nostra mailing list in qualsiasi momento.
  • Buongiorno, grazie per averci contattato. Scegli dall’elenco di cosa hai bisogno (segue elenco di 5-6 bisogni perditempo). Giardinaggio – Ferramenta – Hobby – Casa-Fai da te – Artigianato.
  • Buongiorno, non avendo tempo chiedo info direttamente sul vostro sito perché sono indecisa su un acquisto di ventole, visto che nell’ultimo ordine mancava una vite. Mi assicurate che l’errore non si ripeterà?
  • Mi dispiace. Non posso aiutarti se non scegli il settore che ti serve. Riprova.
  • Hobby
  • Mi dispiace, non è presente nessuna #ventola nel reparto Hobby. Hai bisogno di un #condizionatore? Rispondi Si o No. Oppure torna indietro dal tasto in alto.
  • (torno indietro) Fai da te.
  • Buongiorno. Sei nel reparto fai da te. Di cosa hai bisogno?
  • Ventolina per drone con vite.
  • … Resta in attesa…
  • Mi dispiace, la ventolina per drone è in altro reparto, ma ci risulta articolo esaurito. Resta in linea
  • Ti stiamo mettendo in contatto con un operatore…
  • Buongiorno in cosa posso esserle utile?
  • Buongiorno, non avendo tempo chiedo info direttamente sul vostro sito perché sono indecisa su un acquisto di ventole, visto che nell’ultimo ordine mancava una vite. Mi assicurate che l’errore non si ripeterà?
  • Mi spiace, questo è un call center esterno al sito. Non possiamo entrare nel magazzino del negozio appaltante. Provi a contattare direttamente loro, sennò non so che altro dirle.
  • Ho capito, arrivederci e grazie lo stesso
  • Prego
  • E buon lavoro
  • Grazie! Anche a lei!
  • Grazie!
  • E’ il negozio vero, che risponde? Si. Buongiorno, non avendo tempo ho chiesto info direttamente sulla chat del vostro sito per sostituire le ventole del drone. Non ne sanno niente. La chat non funziona mica bene!
  • Eh lo so, mi dia un minuto che mi informo.
  • Pronto? E’ ancora in linea?
  • Si
  • Purtroppo non le fanno più. Adesso ci sono i droni che si auto riparano da soli. Non avrà più bisogno di comprare ricambi da me! Sono eccezionali! Mio figlio ne ha già due…

Una volta alzavi il telefono, dall’altra parte qualcuno ti rispondeva, risolvevi e riattaccavi. Nessuno dei due sapeva il nome dell’altro interlocutore. Adesso abbiamo un intermediario, nell’era in cui ci hanno detto che gli intermediari non esisteranno più.

Per parlarci inutilmente tra umani che non dispongono più di niente, dobbiamo regalare dati e abitudini di comportamento – fosse solo l‘ora in cui mi collego e da dove – a un calcolatore, che se li tiene anche dopo la nostra morte. I nostri dati valgono più di noi. E non stanno più solo nelle tessere fidelity dei supermercati. I nostri dati si vendono più dei nostri manufatti obsoleti.

Perché vuoi sapere come mi chiamo, da che città vengo, l’età, prima di propormi una pubblicità?

Perché hai una statistica di riferimento in cui poter restringere il campo. Un vecchio non chiederà mai un mutuo trentennale. Una serie di richieste dunque vengono scartate a monte. Se abiti in Italia, si escluderà una conversazione in inglese. E via di seguito.

Ma se il vecchio volesse chiedere un mutuo trentennale per il nipote?

Sorgerebbe un problema di “incomprensione”, dovuto all’incrocio ripetitivo di dati statistici convenzionali.

In tutti i casi in cui l’IA non sa rispondere ( e se ne rende conto quando noi utenti non riusciamo a proseguire nel compilare i test, bloccandola temporaneamente), il sistema attiva il colloquio con un assistente umano, avvisandoci del trapasso. Per ora è così. Conviviamo, mentre lui impara e noi disimpariamo (tanto se mi serve qualcosa interrogo la rete, che leggo a fare un libro?).

L’IA non serve solo a noi. Anzi, se ci serve è per contentino, visto che regaliamo i nostri dati che altri monetizzano.

L’IA ci spia da decenni e serve anche per la sicurezza. A patto che tutti ci abituiamo a comportarci nello stesso modo. Altrimenti l’IA non sa di chi sospettare.

Il comportamento anomalo sarà messo al bando. Le minoranze saranno rispettate? E sapendo del pericolo di essere messi al bando, ci adegueremo per opportunismo alla direzione indicata da altri, formando una maggioranza diversa da quella che vorremmo fosse reale?

La maggioranza serve? Si: per stabilire quale sia la normalità innocua.

Io che muovo i fili dei miei burattini, instillo cattiverie sempre più grandi e osservo la maggioranza che fa. Ma niente, non reagisce. Ne deduco che io posso fare ciò che voglio, anche esagerare e far morire tutti i burattini. Tanto loro si sono messi in testa di poter resistere a tutto, per non curarsi di niente. Diventiamo tifosi del totalitarismo e non siamo capaci di stare insieme. Ognuno perso dentro ai fatti suoi.

La droga del secolo

Dicevo, siamo a un bivio. Sulla prima strada dobbiamo imparare a usare l’IA, soprattutto nei lavori ripetitivi (come è il caso di quei lavori di assistenza telefonica, dove si ripetono, per es. le stesse caratteristiche tecniche di un certo modello di autovettura a migliaia di persone). L’altra strada è diversa.

L’altra strada ci mette tutti sotto controllo e ci proietta nell’inutilità di un ruolo sociale che finora ci era stato garantito (sempre meno negli anni, appunto).

Ci proietta nello spettro della solitudine, quando invece l’uomo è un “animale sociale” e ha bisogno degli altri per esistere (pensiamo solo al bisogno di approvazione, a tutti quei “bravo!” che ci dicono quando impariamo a fare bene).

Non solo è arrivata l’IA a spiarci. Ma sono arrivati anche i suoi rivestimenti robotici. La materializzazione di un cameriere costruito in laboratorio, per esempio. La sostituta di una moglie-infermiera che provvede alle faccende domestiche, invece di una moglie che non le “vuole” fare più, perché le hanno fatto conoscere la parola “emancipazione”. Anche gli affetti saranno veicolati verso bambole oggetto, di cui ti servi al momento e poi le lanci nell’armadio. Non è difficile immaginare che ci saranno anche cani finti, dotati di braccia robotiche, tarate per affrontare più compiti.

Insomma, ci sarà ogni sorta di servizio, a disposizione di ognuno. E noi li vorremo. Cambia la merce, non il mercante.

La domanda è la stessa che ti fai quando sei davanti a una macchina elettrica: ce lo possiamo permettere di comprare tutti questi assistenti, se il lavoro umano non esiste più? Possiamo sostituire l’affetto umano con una carezza meccanica telecomandata? Possiamo fare a meno degli altri e ritirarci a vita solitaria, guardando uno schermo 24 ore al giorno, in stato catatonico? Possiamo sopravvivere, poveri parcheggiati senza nemmeno una casa, alle nuove droghe del secolo che ci spostano gli odori di un rosmarino nel metaverso? O chi non si adegua muore?

La generazione di troppo.

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