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Guerra alle fake news, ma gli articoli li scrive l'AI
By Tacito Bivio access_time 3 min read

Mentre aggiornamenti sull’utilizzo di AI si impongono sul mercato in ogni settore lavorativo, non si può fare a meno di pensare allo stato della Stampa che deve resistere al nuovo secolo della Comunicazione tecnologica.

Il dibattito sia aperto! Parlano esperti di tecnologia, di intelligenza artificiale e editoria. Sotto osservazione ci sono riviste pilota, che hanno avviato un rapporto di lavoro con le macchine, scrivendo articoli al posto degli umani. Osservando i giornali, si nota come arrivino facili conferme di rapida diffusione dell’AI nella Comunicazione.

Una di queste è la rivista di settore CNET, ma già da 2014 testate di portata internazionale si erano appoggiate all’IA per velocizzare la mole di lavoro ripetitivo – come Associated Press e The Washington Post – fatto più di dati (risultati sportivi, Borsa, ecc) che di commenti. Adesso l’AI è di supporto anche ai testi degli articoli e i giornali dichiarano se l’artefice della notizia sia l’intelligenza artificiale o quella umana.

Guardare oltreoceano, per capire cosa succederà da noi: un altro giornale web di portata internazionale Futurism ha individuato oltre 73 articoli della rivista non generati dall’uomo. Dove inizialmente, quasi a vergognarsene, si firmavano quei pezzi con nomi generici, tipo Staff, successivamente si è passati a dichiarare in modo trasparente la vera origine della notizia. In questo, non c’è nessun reato. Serve anzi, la supervisione umana per essere certi di non sconfinare nella disinformazione o nel libro nero delle fake news. Per ora!

Di nuovo riemerge il problema del precariato diffuso, che va di pari passo col problema della pluralità di informazione. Di che informazione ha bisogno il cittadino? Di una voce unica? Di notizie di tendenza, superficiali? O deve conoscere fatti in profondità? Di questi temi si fa cenno qui: Media Pluralism Monitor 

Pare poi che non ci siano regole di mercato, in Occidente. I giornalisti, ma anche gli autori di libri, come i relatori scientifici e anche altre categorie, hanno per competitor una macchina in grado di scrivere testi accettabili ad alta velocità e a basso costo. Sapremo distinguere notizie artificiali da notizie vere? Chi ci guadagna veramente? Chi vuol fare propaganda disinformando, di certo ha vita facile.

C’è un altro modo?

Alcuni spingono affinché intervenga il Governo con regole ferme, rivolte a responsabilizzare blog, Social e pubblicazioni fuori controllo, liberi nel bene e nel male ancora per poco. Così l’Europa ha messo mano all’ AI Act, nuove norme che dovranno far convivere interessi economici da una parte e interessi civili dall’altra. Facciamo tanti auguri alla Comunicazione, che ne ha bisogno.

Sullo sfondo tace l’idea di allineare i blogger agli stessi obblighi che hanno le testate giornalistiche registrate. Ma se queste ultime già appaltano la parte redazionale alle macchine, confinando il ruolo della redazione al solo controllo di conformità di quanto prodotto, servono regole?

Che si chiamino blogger o ciarlatani, tutti insieme, allegramente instradati verso il viale del tramonto? Magari dopo l’iscrizione all’Ordine professionale (che se non hai il pass, nemmeno l’inferno ti vuole)…

Tiziana Pavone

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