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Dire Fare Lasciarsi Andare
La moda dello struzzo
By L' Acchiappamosche access_time 8 min read

Dopo avere capito, analizzato, condiviso i pericoli dei piani d’azione messi in atto dai poteri, ai meno indifferenti sale un senso di impotenza.

Perché i criminali non li caccia nessuno. Né chi ce li ha messi. Né le vittime dirette.

Per quanto riguarda i primi, l’argomento si esaurisce subito: chi lancia i buffoni di corte, quando questi non serviranno più, li toglierà. E’ il mondo di sopra, bellezza!

Invece, nel mondo di sotto, misurandosi in orizzontale, le vittime si pestano piedi tra di loro. Come rane bollite, non costituiranno mai un pericolo, per i malfattori che abitano ai vertici.

Perché?

Noi vittime di poteri occulti e dell’abitudine, non riusciamo a puntare dritto al vero colpevole, con azioni ferme di protesta. Perpetriamo la devianza. Troviamo colpevoli alternativi con una bravura impeccabile.

Ad esempio i politici, che vediamo litigare tra di loro in tv (ma ridere dietro le quinte) ci piacciono; come loro, noi, emulandoli, ci disperdiamo in fazioni, difendendo l’uno o l’altro. Senza pensare che entrambi stanno solo dirigendo il traffico della comunicazione mediatica nel grande gioco della competizione. Non sono mai d’accordo, a parole. Se ne guardano bene dall’avere una stessa direzione: sennò poi, nell’ottica di condividere un obiettivo comune, dovrebbero fare i nostri interessi (ciò che viene promesso in campagna elettorale).

Le litigate sono funzionali affinché non cambi niente.

Così tutto è un litigare. Si litiga tra di loro. Tra di noi. Tra Noi e Loro.

Si litiga anche se diciamo le stesse identiche cose.

Sulle tv pubbliche e sulle private. Questo tipo di gioco non ci porterà mai a collaborare: non è previsto in Agenda. Mentre i nostri soldi sono sempre in agenda. Sono proprio quelli, che si litigano.

Nonostante sappiamo di essere influenzati, cornuti e mazziati, continuiamo a schierarci con chi ci sembra il meno peggio, come ripetitori privi di senso critico.

I nostri miti liquidi sono intercambiabili e non durano; sono a uso e consumo del momento. Nemmeno a noi durano per un’intera stagione.

Siamo liberi così, di dire tutto e il contrario di tutto. E loro, a tramare dietro le quinte, cambiando i volti ai rappresentanti: un piccolo gesto per dimenticare la strategia o il torto subito.

Qualcuno che muove i fili ha capito da tempo che noi abbiamo la memoria corta. Si fa gioco di noi con quella poca democrazia che è anche garanzia di riuscire a farla franca.

I sostituti continuano a fare le stesse cose dei predecessori: in televisione, unico posto dove li vediamo, parlano a turno, dissentono con la testa (solo se inquadrati mentre parla l’avversario). A volte usano voci sovrapposte, per non farci capire niente e noi allora tifiamo per il conduttore che vorrebbe metterli a tacere, approfittando del suo momento di gloria. Dopo di lui è il nostro momento, finalmente! Corriamo sui Social, a dirne quattro un pò a tutti. Ci piace fare così. Da impotenti, isolati, plagiati. Ci chiamano “leoni da tastiera”. Un tempo eravamo 4 amici al bar…

L’incubo dello struzzo

Perché altrimenti, l’altra realtà alla quale dovremmo adattarci, ci obbligherebbe a convivere con una soglia di angoscia troppo alta, facendo scattare un bel meccanismo di difesa, che è la negazione. Piuttosto che affrontare la realtà, cioè, dovremmo metterci a pensare: “Non è vero che ci tolgono soldi, lavoro, Scuola e Sanità. Non è vero che deprezzano le nostre case. Non è vero che ci affossano l’Europa. Non è vero che ci impoveriamo per finanziare la guerra”. L’orrido è reale, ma a noi conviene che non sia vero.

La negazione è quel posto dove magicamente tutto torna a posto: è stato solo un brutto sogno. Poi, apriamo gli occhi e l’incubo c’è ancora: è l’incubo dello struzzo.

Così ci sentiamo al sicuro.

Rinunciamo alla protesta civile. Da bravi individualisti masochisti. Nella pentola della rana bollita di Chomsky ci restiamo con scienza e coscienza, per nostra volontà. Almeno, la rana ci era finita per caso!

Pensati Coscienza Collettiva

Arrendersi, seppur da singoli individui consapevoli, senza essersi pensati come parte di una coscienza collettiva è un peccato originale, da vigliacchi. Significa illudersi che le cose scomode le facciano altri, al posto nostro. E se proprio non le fa nessuno,“io sono già a disposizione del grande dittatore invisibile che di me sa già tutto, perciò un paio di ciabatte me le lascerà!”

Insomma, ci si porta in avanti con le chiappe sul divano, per dirla alla Giorgio Gaber. Verrebbe voglia di svegliare l’esercito di ignoranti (coloro che ignorano), ché tra di loro di sicuro uscirebbe qualche coraggioso in più. Così invece, ti domandi a che servano quegli acculturati accumulatori di attestati, che, disprezzando oltretutto quel popolo di ignoranti, non hanno coscienza di dover riservare lo stesso disprezzo anche per sé. Laureati per chi?

Chi ha studiato, capisce di più? Magari no. Magari si.

Nel secondo caso, chi studia è parte del sistema che ci sta impoverendo, per diverse motivazioni, anche opposte tra di loro: ricchi e poveri, consapevoli e istruiti, si allontanano da chi non sa; da chi ha cultura ma non capisce; da chi capisce e si sente circondato, impotente, senza appartenenza politica che lo rappresenti.

Noi siamo quindi incapaci di spostare pesi.

Magicamente tutto torna a posto e noi abbiamo fatto solo un brutto sogno. Poi, apriamo gli occhi e l’incubo c’è ancora: è l’incubo dello struzzo.

La strada senza ritorno.

Illudersi che il futuro nel quale stiamo entrando, non sarà così brutto non serve a evitarci il viaggio di sola andata che ci aspetta.

Perdiamo libertà, diritti, beni, case, lavoro, salute, istruzione che non avremo mai più. Non solo non ci sarà più l’ascensore sociale, ma perderemo anche la borghesia che ci era salita. Cosicché, qualora ci fosse l’ascensore, mancherebbe il pianerottolo.

Dobbiamo impoverirci, in cambio di un risarcimento danni che si chiama reddito universale (poi, ogni partito politico lo chiama come vuole. Sai le litigate, sul nome da dargli! Ma sappiamo, in qualità di intermediario, il politico ha un bonus di tempo in più di noi, da passare nei salotti televisivi, in attesa di essere dismesso).

Apparenza: cosa ci nascondono davvero nelle Agende?

Noi apriamo la porta ai ladri, ogni volta che pensiamo che le cose non ci riguardino. Loro diventano grandi, con le loro agende. Ci fanno credere quello che vogliono. Ci maltrattano: pensiamo alle discriminazioni nate durante la pandemia! E noi, ormai gabbati, accettiamo che ci facciano elemosina coi nostri soldi. Tanto ormai

Vogliamo stagnare sulla sedia davanti al computer, che è diventato l’unica finestra possibile sul mondo, in una casa che non sarà più nostra. Non ci svegliamo più: questo è il motivo per cui perderemo la qualità della nostra vita.

Se è vero che abbiamo capito di non avere rappresentanti, chi potrebbe salvarci?

A questo punto, abbiamo bisogno di qualcuno che ci salvi da noi stessi! Qualcuno che ci spieghi come sganciarsi dall’Io e agganciarsi al “Noi”; cosa sia una comunità depredata. Del perché i soldi pubblici tendiamo a pensare non siano mai di nessuno. Non ci lamentiamo quando ce li rubano; quando dichiarano che non ci sono soldi per la nostra salute, per le pensioni. Non siamo complici. No. Siamo solo i facilitatori dei nostri scippatori.

Da soli non si va da nessuna parte. Se non decidiamo in fretta di uscire dal pallone gonfiato della competizione per unirci, faremo la fine della rana bollita.

Non solo non ci sarà più l’ascensore sociale, ma perderemo anche la borghesia che ci era salita. Cosicché, qualora ci fosse l’ascensore, mancherebbe il pianerottolo.

Grazie al professore Maurizio Tirassa, per aver sintetizzato ciò che ogni giorno mettiamo sul piatto della bilancia, mentre dibattiamo sui Social (forse pensando che questo basti, per non morire). Fa molto riflettere. Riguarda il costume sociale. Riguarda noi.

Da una parte c’è il potere…

di Maurizio Tirassa

Da una parte c’è il potere. Governo, parlamento, presidenza della Repubblica, leggi, norme, decreti, forze di polizia, corte costituzionale, controllo totale dei media, propaganda martellata 24 ore al giorno a 360 gradi, pattugliamento del territorio, controllo dei flussi economici, mano pesante sulla società, reti internazionali e sovranazionali che pianificano i prossimi decenni e così via.

Dall’altra parte ci sono: memi, screenshot di dichiarazioni governative accompagnate da sorrisetti di scherno, denunce delle contraddizioni tra le varie dichiarazioni governative, con ulteriori sorrisetti di scherno, autoproclamazioni della propria libertà di pensiero e spirituale, e un incessante brusio di reciproche accuse basate su ideologie morte e sepolte da ottant’anni. Il tutto in bolle social(i) che non vanno oltre le poche decine di persone.

Quale delle due parti determinerà il corso degli eventi?

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