Meta indagata. La procura di Milano ha aperto un fascicolo fondato su un principio: gli utenti Social offrono i loro dati in cambio dell’accesso, gratuito, alla piattaforma. Si tratta di una permuta e come tale andrebbe tassata con l’Iva.
Secondo tale principio, ci sarebbero 870 milioni di IVA evasa in Italia, per via dei mancati pagamenti dell’Iva dal 2015 al 2021. Il faro è acceso sulle piattaforme Facebook, Instagram, WhatsApp e Messenger.
Pare che il debito sia stato quantificato dopo le indagini della Guardia di Finanza, allertata dagli inquirenti europei.
E se questo fosse un precedente, per aprire la strada delle richieste da parte degli altri 26 Stati europei, qualcuno potrebbe non dormire sonni tranquilli. Pallottoliere alla mano, non osiamo immaginare l’ammontare della somma, moltiplicando 870 milioni per 27! E se la cosa si allargasse ad altri continenti?

Meta intanto risponde: “Siamo in disaccordo con l’idea che l’accesso da parte degli utenti alle piattaforme online debba essere soggetto al pagamento dell’Iva”.
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