Nell’impossibilità o incapacità di creare un movimento reale che abolisca lo stato di cose presente, stiamo collettivamente facendo finta di credere che qualcuno si curi del bene nostro e della nostra nazione, quando è evidente che così non è. Sul piano psicologico lo capisco anche: sentirsi in trappola e impotenti non è piacevole. Ma la verità conta più dell’anestesia, e a differenza dell’anestesia permette almeno la speranza di un futuro migliore. Impotenti non siamo, e dalla trappola si può uscire, pagandone il prezzo.
Sicché non serve a niente scandalizzarsi delle decisioni che prendono i quisling, e che vanno inesorabilmente nella direzione di un peggioramento della nostra condizione di territorio occupato, di un inasprimento della morsa totalitaria sul nostro agire e sul nostro pensare, di un impoverimento radicale della vita materiale, spirituale e intellettuale nostra e dei nostri figli, di una dedizione a una guerra altrui che ci costa e ci costerà sempre di più, non solo in denaro ma presto anche in sangue. E’ inutile scandalizzarsene, ed è inutile far finta di niente.
Bisogna invece prendere atto che costoro sono solo dei fantocci travestiti da governanti, non dei governanti veri. E’ inutile ascoltare i fantocci, è inutile votarli, è inutile lamentarsene, è inutile sperare che diano retta ad appelli e petizioni, è inutile farci su meme e vignette. Sono solo fantocci, mossi da potenze per le quali il nostro benessere o la nostra stessa esistenza non hanno la minima importanza.
Il problema è che non stiamo lavorando, o non in modo adeguato, per creare il movimento che abolisca lo stato di cose presente. Siamo in tanti, ma non agiamo, e dunque non contiamo: come disse Malcolm X, “we are not outnumbered, we are outorganized”. Ma non ci stiamo organizzando. Mancano nella collettività la discussione, la consapevolezza, la determinazione, la strategia. Manca tutto. Mancano le strutture che renderebbero possibile il movimento: la scuola, i sindacati, le parrocchie, i circoli culturali, le sezioni di partito, quel che volete. Sono state tutte cooptate, e quelle piccole aree che non si sono fatte cooptare sono state accuratamente rase al suolo o rese impotenti. Le Forze Armate tacciono, ma chi pensate che abbia creato sia i primi nuclei della Resistenza sia l’infrastruttura della Repubblica Sociale, nell’autunno del 1943?
E così stiamo a guardare questi orrori, e i galantuomini che li perpetrano, come conigli intrappolati nel raggio dei fari dell’automobile in arrivo. Sperando che qualcosa cambi spontaneamente; ma cosa dovrebbe cambiare spontaneamente, e perché? Forse potrebbe succedere qualcosa con una botta violentissima, come quella che presero i nostri nonni nel periodo terribile della guerra… Mentone, l’ARMIR, El Alamein, i bombardamenti, il coprifuoco, l’8 settembre, la guerra civile, i massacri. Ma anche lì, ci siamo liberati di una masnada di galantuomini solo per diventare i servi di galantuomini ancora più orrendi, e ora ne stiamo pagando le conseguenze. Le componenti di valore di quel periodo sono state, su entrambi i fronti, sterilizzate con cura.
Fino a quando? Dobbiamo proprio crepare tutti prima che i superstiti comincino a capire la situazione nella quale ci troviamo?
Maurice Tyras





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