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Facebook censura il pensiero critico. Colpito anche il giornalista Paolo Di Mizio
Punito con 10 ore di blocco. Abbiamo recuperato il post originale.
By Il Collezionista access_time 2 min read

Da quando era nato, Facebook – il famoso Social che nel tempo si è dimostrato essere il più grande archivio anagrafico mondiale, grazie al fatto che tutti noi regaliamo i nostri dati – aveva dato la possibilità di approvare i post di amici con il famoso tasto “Mi Piace”; non aveva dato la libertà di disapprovare. Sarebbe bastato inserire anche il tasto “Non Mi Piace”. Mai messo. Ed è chiaro il motivo, col senno di poi.

E’ vietato dissentire

Non esiste dibattito, sui Social che possa definirsi libero: “O sei con noi. O sei contro di noi”. E per noi qui si intende il pensiero unico. Oggi, tra l’altro, se vogliamo dire che non approviamo, possiamo utilizzare solo un emoticon: quello rabbioso.

Mentre possiamo utilizzare la faccina rabbiosa, non possiamo esprimere un pensiero critico senza venire poi censurati. E’ successo in modo massiccio durante la pandemia, quando in molti abbiamo imparato a occultare certe parole chiave, storpiandole, proprio per non essere censurati. Continua adesso, per ogni opinione espressa non in linea con gli obiettivi del mondo di sopra.

Il giornalista Paolo Di Mizio, volto noto che abbiamo conosciuto al Tg5 e ora impegnato come editorialista del quotidiano La Notizia, ieri, quando ha aperto il suo Fb ha trovato la sorpresa punitiva: una bella limitazione di 10 ore. Ecco come avvisava gli amici, lanciando un messaggio in bacheca:

La mia agibilità su fb è stata sottoposta a restrizioni per 10 ore (ore!!) per aver fatto un parallelo tra il giornalista americano arrestato in Russia e il giornalista australiano Julian Assange, arrestato in Inghilterra. Il post infatti non è più visibile. E qui mi taccio.

Limitato per aver postato qualcosa di sgradito agli americani? Il post è stato cancellato. Ma prontamente è stato recuperato da una pagina che non era ancora aggiornata.

L’esperimento

A questo punto vogliamo fare questo esperimento: pubblichiamo il post della discordia per poi riproporlo su Fb, per vedere fino a che punto si possa scampare ai controlli tecnologici. Chissà se vincerà la democrazia! E soprattutto, se si potrà fare ancora giornalismo, difendere persone che rischiano la vita per informarci e difendere una professione che si sta avviando verso l’estinzione. I pericoli sono tanti, tra censure e avvento dell’intelligenza artificiale.

Giudizi Universali

Il Post censurato da Facebook

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