Post di Andrea Amati
Una sola parola su questa faccenda di Facebook ed Instagram che tolgono i pezzi Siae. Per spiegare nel dettaglio cosa sta accadendo ci vorrebbero un paio di tomi universitari. Non è una questione semplice e non va affrontata in modo calcistico tipo sto con una parte o con l’altra. Per capire ci vuole consapevolezza… La questione è frutto dell’onda lunga della liberalizzazione del settore dei diritti musicali, cosa che è tutto meno che una sciocchezza. Per semplificare l’insemplificabile diciamo che, in pratica, la musica ormai è vista e trattata come una qualsiasi merce… una maglietta, un’automobile, ecc. Altro che arte! Nel mercato libero, lo sappiamo, domina sempre il più forte. E Meta è uno dei soggetti più forti al mondo. Zuckerberg dice: “se vuoi che passi la tua musica posso pagarti 5”. Siae dice “no, troppo poco”. E Zuck ridice: “Bene, allora, visto che intendo rispettare i diritti di chi rappresenti e che di musica ne ho quanta ne voglio, semplicemente tolgo la tua musica”. Tutto lì. E’ libero scambio, è libero mercato. Consapevolezza… E non si illudano quelli che dicono: “Eh, ma tanto ci sono tanti artisti famosi che sono passati a Soundreef e allora si possono mettere quelli”… Sei proprio sicuro? Guarda che per effetto della liberalizzazione del settore tutti possono accordarsi con tutti. Hai pensato al fatto che la maggior parte degli artisti famosi che sono con Soundreef (o con altre società di gestione) magari hanno un coautore del brano o un editore Siae e che quindi sono automaticamente esclusi anche loro? Ed in ultimo, se la cosa riesce a Meta, perchè mai non dovrebbero provarci anche gli altri social? Riflessione, consapevolezza… E’ il liberismo che approda nel settore musicale. E non lo puoi frenare.








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